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giovedì 7 gennaio 2010

Escursione domenica 14 febbraio 2010

La prossima escursione nel ragusano che i Kalura, guide ambientali escursionistiche A.I.G.A.E., ci propongono è una novità all'interno del programma 2010: MONTE RACI e MONTE RACELLO, due rilievi della catena dei Monti Iblei. I profili rotondi dei due monti e le loro pendici abbellite dai muri a secco ragusani hanno fatto si che essi fossero scelti diverse volte come soggetti di scatti fotografici. Un'escursione di difficoltà media, 5-6 ore di cammino su sentieri con un dislivello massimo di 600 mt.
Prendiamoci una mezza giornata per liberare la mente, camminado si schiariscono le idee: si sa!Partecipiamo numerosi e contatteci per le iscrizioni.
Alice 338/9922847 Chiara 338/7862198

venerdì 27 novembre 2009

CALENDARIO ESCURSIONI ZULEIMA

CALENDARIO ESCURSIONI SETTIMANALI
Valido fino al 31 marzo 2009


GIOVEDI: Da Ragusa Ibla a Cava d’Ispica

Il percorso ad anello all’interno della cava è lungo 5-6 km,
con un dislivello massimo di 50 metri e della durata di circa 2-3 ore
Per saperne di più vai in Escursioni e Attività
all’interno del sito www.zuleima.org oppure scrivici a info@zuleima.org

SABATO: Da Ragusa Ibla a Cava Misericordia

Il percorso è lungo 7-8 km, con un dislivello massimo di 200 mt,
della durata di circa 4-5 ore
Per saperne di più vai in Escursioni e Attività
all’interno del sito www.zuleima.org
Oppure scrivici a info@zuleima.org

DOMENICA: Da Ragusa Ibla a Cava Santa Domenica
Il percorso è lungo 5-6 km, con un dislivello massimo di 200 metri,
della durata di circa 3 ore
Per saperne di più vai in Escursioni e Attività
all’interno del sito www.zuleima.org
Oppure scrivici a info@zuleima.org

Le suddette passeggiate ed escursioni sono condotte dalle guide ambientali ed escursionistiche dell’Associazione Kalura

martedì 17 novembre 2009

Archeologia Rupestre della Sicilia sudorientale


Il paesaggio della Sicilia sud-orientale è in gran parte caratterizzato dai Monti Iblei e dalle cave iblee, canyons che solcano gli altopiani nelle cui profondità scorrono fiumi un tempo navigabili. Oggi, seguendo abili guide escursionistiche si possono seguire i loro letti, a piedi e a tratti anche a nuoto!




La bianca pietra calcarea affiora tra la vegetazione e rende il paesaggio tagliente, “duro”, da mozzafiato.
Spostandosi da una località all’altra fra gli altopiani iblei, capita spesso di vedere in lontananza le pareti rocciose delle cave bucherellate come alveari di pietra, e subito viene da dire ad alta voce: “Guarda là!!Ma che cosa sono??” Le tombe a grotticella dell’età del Bronzo sono fra le testimonianze archeologiche più sorprendenti che proiettano il visitatore nella protostoria, in un’atmosfera che in pochi altri luoghi d’Italia è possibile ritrovare.
L’antichissima tradizione di abitare e seppellire in grotta è legata sia alle caratteristiche geologiche di questo territorio sia alla necessità di difendersi dagli assalti degli animali selvatici e da aggressioni nemiche. Le grotte naturali e artificiali sono state abitate e riutilizzate nei millenni fino ai tempi moderni e contemporanei con scopi diversi, attraverso un duro lavoro di scavo e di adattamento.
Molti siti rupestri, specialmente quelli sotterranei, in epoca greco-romana furono utilizzati per pratiche religiose, in particolare per il culto delle acque e delle sorgenti.
Dopo la caduta dell’impero romano, si ritorna a vivere in grotta, si costruiscono nuovi insediamenti, si allargarono e si riadattarono quelli esistenti, sorsero dei veri e propri agglomerati rupestri che poi nel periodo arabo si chiameranno casali e prenderanno il nome delle famiglie che vi abitarono. Molti di questi casali conservano nei loro nomi l’etimologica araba, segno che furono abitate da intere famiglie per lunghi periodi. Il villaggio-casale di Mendola o Mende (a pochi chilometri dall’attuale Palazzolo) fu chiamato Rahalbaranis; Rahalbalata i Ddieri di Bauly etc.
L’abitare in grotta non fu una prerogativa solo delle popolazioni colpite da calamità naturali, dalle conseguenze delle occupazioni straniere o dalle guerre, ben presto ad esse s’affiancarono i monaci che cercavano l’ isolamento. Molti di questi erano d’origine orientale, istituirono numerosi cenobi con regole e vita comunitaria o eremi, conducendo un’esistenza solitaria in grotte e allestendo luoghi di culto, spesso adattando ambienti rupestri precedenti, comprese tombe e pozzi d’acqua. Scavarono imponenti complessi monastici di dimensioni anche notevoli (vedi San Pietro in Buscemi, San Marco, Santa Lucia di Mendola etc.), distruggendo molte volte le catacombe del periodo precedente paleocristiano. Le chiese rupestri furono affrescate con immagini di vita quotidiana, di Santi, della Madonna e del Cristo. Attorno a questi centri monastici, si sviluppò una notevole attività religiosa che attirò fedeli dai villaggi vicini. I monasteri divennero quindi un punto di riferimento per la popolazione, sia ai fini alimentari, culturali, religiosi e di difesa comune.
Con Federico II di Svevia, e il conseguente periodo di parziale tranquillità e pace, quasi tutta la popolazione ritorna a vivere le città, sicuramente grazie all’opera di costruzione e ricostruzione voluta da Federico II. Fu una rinascita dell’intelletto e della genialità, un richiamo verso il miglioramento di tutte le attività umane
Le abitazioni rupestri furono gradualmente abbandonata, così come i centri collinari isolati e difficilmente raggiungibili. Rimasero solo i religiosi e nelle vicinanze pochi nuclei famigliari dediti alla pastorizia e all’agricoltura, che continuarono a vivere in grotta fino ad età moderna, in alcuni paesi del siracusano e del ragusano fino al 1950.
Poi, motivazioni diverse portarono alla chiusura dei monasteri, e molti ordini monastici si trasferirono nelle città e nei paesi vicini in fase di ricostruzione, sperduti nelle montagne degli Iblei. La diminuzione delle vocazioni alla dura vita monastica portò alla chiusura anche degli eremi. Tutto tornò nell’abbandono e ben presto l’incuria dell’uomo unita agli agenti atmosferici, causarono la scomparsa dei siti rupestri, alcuni dei quali oggi si conservano solo nella toponomastica.
Negli anni ‘50 la riforma agraria del dopo guerra ha causato la fine di una civiltà unica nel suo genere in Italia durata oltre 5.000 anni: l’abitare in grotta. Scompaiono, inghiottiti dall’ignoranza umana e dalla mancata tutela delle istituzioni: borghi, abbeveratoi, cisterne d’acqua, torri d’avvistamento, monumenti, abitazioni. La sorte più inesorabile la subiscono le chiese sparse fra i Monti Iblei, nel siracusano e ragusano Le chiese e le catacombe vengono adibite a stalle oppure inglobate all’interno delle masserie e utilizzate come deposito di masserizie. Si distruggono gli affreschi nelle pareti, gli altari smantellati e riutilizzati come pietre di riempimento. Anonimi contadini, ormai divenuti proprietari con la riforma agraria, per la maggior parte ignari dello scempio che stavano apportando, distruggono tutto e trasformano le “sacre pietre” in muri a secco al fine di delimitare le loro proprietà

Nonostante le innumerevoli e definitive perdite di questo patrimonio, ancora nulla è perduto del tutto, perché sono ancora numerosi i siti che si possono visitare e salvaguardare, basterebbe citarne uno per tutti, la meravigliosa necropoli di Pantalica!








giovedì 12 novembre 2009

La Catacomba delle Trabacche

Forse non tutti sanno che disseminati e in gran parte nascosti fra gli altopiani iblei, parte sudest della Sicilia, vi sono numerosi cimiteri ipogeici e necropoli sub-divo (a cielo aperto), antiche e sorprendenti testimonianze dell’esistenza di una vasta rete di insediamenti rurali di età tardo-romana (IV-V secolo d.C.).


Una di queste testimonianze è la catacomba delle Trabacche, che si trova a circa 10 km dal centro di Ragusa, su un costone naturale nella valle del Buttino, in contrada Cento Pozzi, ripulita e riaperta al pubblico nel 2007 ed ora visitabile su richiesta e con guida (chi scrive, Chiara di Zuleima, è una guida della catacomba). Dei suddetti insediamenti, che dobbiamo immaginare sparsi nella campagna ragusana ancora al momento della conquista araba (VIII secolo d.C.), si sono conservate solo le necropoli:ipogei, catacombe e fosse sub-divo. La catacomba delle Trabacche era già conosciuta nel XVIII secolo, famoso è un disegno del viaggiatore francese Jean Houel, che ne ritrae l’interno nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari (Paris 1787, Tavola CCVIII).
Appena si entra non si possono non notare le due sepolture monumentali ricavate nella roccia al centro delle due camere sepolcrali che costituiscono la catacomba. In un antico dialetto locale trabacche significa “baldacchino”, “tenda” e infatti le due sepolture monumentali hanno una copertura a baldacchino realizzata con pilastrini raccordati da archetti ritagliati nella roccia!
Vi consigliamo di venire a vederla: ne vale la pena!!



giovedì 29 ottobre 2009

Una Passeggiata a PALAZZOLO ACREIDE

Zuleima nutre un interesse particolare per Palazzolo Acreide, soprattutto per la conoscenza e l’esperienza personale di uno dei soci.
Palazzolo è oggi una cittadina di quasi 10.000 abitanti, distante da Ragusa Ibla circa 40 Km, ma nacque nel VI secolo a.C. come sub-colonia della colonia greca di Siracusa, una scelta di certo non casuale da parte dei coloni greci che da quella sommità controllavano tutti i movimenti sul territorio circostante, a 360 gradi sulla valle dell’Anapo e del Tellaro.
La strada che da Ragusa Ibla porta fin lassù è molto bella, soprattutto perché il paesaggio non è sfigurato dall’edilizia, dal lavoro moderno, si è conservato come era ai primi del XX secolo: c’è ancora la quercia, per esempio!!
Un posto poco conosciuto anche dai siciliani, e noi vogliamo consigliarvelo.
Fra i resti dell’insediamento greco si apre un teatro, un gioiellino che rivive in alcuni periodi dell’anno. Anche il centro storico della città moderna ha le sue particolarità, come la Casa Museo di A. Uccello. Chi era Antonino Uccello? Un uomo nato a Canicattini Bagni, che lasciò il suo paese per andare ad insegnare in Brianza (certe cose non cambiano mai, vero!?!) e proprio da lontano decise di non lasciare andare ciò che il tempo avrebbe fatto scivolare via di generazione in generazione. Un poeta, uno studioso, con lo spirito di ricercare e antropologo. Quando rientrava “da su”, durante le vacanze scolastiche, partiva con sua moglie in giro per la Sicilia, campagna-campagna....partì per la salvaguardia dei canti popolari, ma rientrò con tutta la cultura anche quella materiale. Tutto questo gran lavoro è stato sistemato all’interno della casa che Uccello acquistò a Palazzolo, la casa-muso che oggi si può visitare, gratuitamente.
Si consiglia di leggere “La casa di Icaro” di A. Uccello.
Il resto lo vedrete e lo assaporerete solo venendo qui.
Zuleima ha pronto un tour per il ponte dell’Immacolata, dal 5 all’8 dicembre 2009, cliccate qui per vedere i dettagli dell'attivitá






lunedì 24 agosto 2009

Il Treno Barocco: da Modica a Ragusa

Un po di tempo fa ci é stato interesse attorno ad una linea ferroviaria siciliana, quella che attraversa il sud est, il val di noto. Si pensa che possa diventare una attrazione turistica, un treno-museo che racconti 'in viaggio' questa zona della sicilia cosí suggestiva. Indubbiamente potrebbe essere veramente bello poter avere varie corse al giorno che uniscono queste cittadelle barocche, si potrebbero creare circuiti tematici e mostre itineranti, oltre il servizio trasporto, sicuramente, se fatta bene, sarebbe una maniera originale di rivitalizzare una vecchia linea. Ma dato che in sicilia purtroppo molto spesso queste cose rimangono idee (speriamo di no!) allo stato attuale, con poche corse ed un treno vecchio, bisogna avere immaginazione per 'capire il percorso', pazienza con gli orari e intelligenza nello sfruttare questo servizio. Noi della associazione Zuleima offriamo passeggiate misto urbano-naturalistiche, una di queste é, in collaborazione con l'associazione Kalura, da Ragusa Ibla a Modica a piedi, quale migliore idea partecipare e poi tornare in treno se dormite a Ibla? Intanto siamo creativi, speriamo che in un futuro le istituzioni siano fattive ed il treno barocco diventi una realtá ed una maniera per sviluppare un turismo rispettoso dell'ambiente culturale e naturale!